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giovedì, 6 agosto 2026
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Il Parlamento UE lancia EPGenAI Hub: accesso controllato a ChatGPT e Claude per i deputati

Un'infrastruttura interna per usare modelli come ChatGPT, Claude e Mistral in modo sicuro, evitando l'uso incontrollato dell'intelligenza artificiale nelle attività legislative.

TI 21 luglio 2026 4 min read

Il Parlamento europeo ha avviato i test di EPGenAI Hub, una piattaforma interna pensata per offrire a deputati e assistenti un accesso controllato ai principali modelli di intelligenza artificiale generativa. Niente più chat parallele su account personali: l’obiettivo è arginare il cosiddetto shadow AI, l’uso non regolamentato di strumenti esterni che può comportare rischi di sicurezza, privacy e conformità.

Perché l’UE vuole mettere ordine nell’AI dei parlamentari

Negli ultimi mesi, tantissimi eurodeputati e funzionari hanno iniziato a usare ChatGPT, Claude o Mistral in modo autonomo per redigere documenti, sintetizzare testi legislativi o tradurre. Un fenomeno diffuso e spesso invisibile ai dipartimenti IT, che apre scenari di esposizione involontaria di dati sensibili e mancanza di tracciabilità. Con EPGenAI Hub, il Parlamento tenta di riportare tutto sotto un’unica governance, garantendo che l’uso dell’AI avvenga in ambienti sicuri e verificabili, nel rispetto delle policy interne e del GDPR.

Una piattaforma, quattro modelli

La versione sperimentale di EPGenAI Hub integra quattro modelli di terze parti: Claude (Anthropic), ChatGPT (OpenAI), Llama (Meta) e Mistral (Mistral AI). Attraverso un’interfaccia unificata, gli utenti autorizzati possono interrogare l’AI senza dover accedere direttamente ai servizi esterni, riducendo i punti di fuga dei dati. La piattaforma non sostituisce i singoli assistenti, ma li rende accessibili in un contesto protetto, dove ogni domanda e risposta può essere monitorata e, se necessario, rivista. L’hub è in fase di test su un gruppo ristretto di deputati e assistenti, con l’obiettivo di un’adozione più ampia dopo una valutazione dei rischi e delle performance.

Il paradosso della «ricetta europea» con ingredienti esteri

L’iniziativa non è priva di ironia: per arginare l’uso incontrollato di IA estere, il Parlamento europeo costruisce un hub basato proprio su modelli sviluppati fuori dall’UE, in particolare negli Stati Uniti. Una scelta pragmatica, che riflette lo stato attuale del mercato dell’AI generativa, dominato da aziende americane e, in misura minore, cinesi. L’Europa tenta di bilanciare la necessità di strumenti moderni con la volontà di non dipendere interamente da infrastrutture proprietarie, ma il percorso verso una vera sovranità digitale è ancora lungo. Nel frattempo, l’hub potrà essere aggiornato con futuri modelli europei, se e quando saranno competitivi.

Cosa significa per chi legge

Per il cittadino che segue l’attività legislativa, EPGenAI Hub rappresenta un passo verso maggiore trasparenza e sicurezza nell’uso dell’AI da parte delle istituzioni. Ecco tre implicazioni concrete:

  • Più controllo sui dati sensibili: riducendo l’uso di account personali, diminuisce il rischio che draft di leggi o informazioni confidenziali finiscano su server esterni non europei.
  • Verso uno standard di utilizzo pubblico dell’AI: il progetto potrebbe diventare un modello per altre amministrazioni pubbliche che vogliono integrare l’AI senza rinunciare alla conformità normativa.
  • Spinta all’industria europea: l’evidenziazione della dipendenza da modelli esteri rafforza le ragioni di chi chiede investimenti pubblici e privati in alternative made in Europe.

Fonti

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