Apple Music diventa più cara. Dopo un periodo di stabilità, il servizio di streaming musicale ha ritoccato al rialzo i prezzi di tutti i suoi piani di abbonamento, con incrementi che vanno da 1 a 3 euro al mese a seconda della formula scelta. La ragione ufficiale è l’aumento dei costi per le licenze dei contenuti, un cambiamento che impatta direttamente il portafoglio degli ascoltatori italiani.
L’adeguamento tariffario era nell’aria: l’intero settore dello streaming sta affrontando pressioni crescenti sul fronte delle royalty, e Apple ha deciso di scaricare almeno in parte questi oneri sugli utenti. Vediamo nel dettaglio cosa cambia.
I nuovi prezzi: quanto si paga in più
Il piano individuale mensile passa da 10,99 euro a 11,99 euro (+1 euro). La formula annuale, sempre per uso singolo, sale a 119 euro all’anno (prima era 109,99 euro), con un risparmio di circa un euro al mese rispetto al canone mensile. Per gli altri profili l’incremento è più marcato: il piano famiglia, ad esempio, subisce un rincaro fino a 3 euro al mese, mentre le tariffe per studenti e per Apple Music Voice (il piano economico solo vocale) vengono anch’esse ritoccate.
Al momento Apple non ha pubblicato un prospetto dettagliato con tutti i nuovi scaglioni, ma le segnalazioni degli utenti e i primi report confermano un aumento trasversale. Chi rinnova automaticamente l’abbonamento esistente ha già visto o vedrà l’addebito maggiorato nel prossimo ciclo di fatturazione.
La causa ufficiale: licenze più care
La motivazione fornita dall’azienda è lapidaria: «costi di licensing in crescita». In pratica, gli accordi con etichette discografiche, editori e collecting society vengono rinegoziati periodicamente e, in un mercato dove lo streaming domina i ricavi della musica, i titolari dei diritti spingono per compensi più elevati. Apple si trova quindi a dover trasferire questa voce di costo sui consumatori, similmente a quanto hanno già fatto altri player come Spotify, Deezer e YouTube Music, seppur con modalità e tempi differenti.
Il contesto: tutta l’industria sotto pressione
L’inflazione dei diritti musicali non riguarda solo Apple. Negli ultimi due anni molti servizi hanno rivisto al rialzo i listini, cercando soluzioni ibride come piani con pubblicità meno invasiva o integrazioni con podcast e audiolibri per giustificare il prezzo. In parallelo, cresce la concorrenza di offerte “all‑in‑one” come quelle di Amazon e di piattaforme verticali come Tidal, che puntano sulla qualità audio lossless per attirare un pubblico disposto a spendere di più.
Per l’utente italiano, abituato a un canone sotto la soglia psicologica dei 12 euro, il nuovo prezzo individuale di 11,99 euro rimane competitivo ma comincia a pesare, specie se sommato ad altri abbonamenti ricorrenti (video, cloud, gaming).
Cosa significa per chi legge
Conviene valutare qualche accorgimento pratico: controllate il piano adatto alle vostre abitudini (il piano famiglia condiviso con 5 o 6 persone diventa più conveniente nonostante il rincaro); considerate il passaggio all’annuale, che resta scontato; infine, verificate le alternative: se utilizzate soprattutto la libreria iTunes o la sincronizzazione con i dispositivi Apple, è difficile trovare un’altra soluzione; se invece ascoltate in modo occasionale, esistono piani gratuiti o a costo ridotto di altri fornitori che potrebbero fare al caso vostro.