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AI e cybersecurity: «Non abbiamo ancora visto nulla», avverte Oxford

Mariarosaria Taddeo dell’Oxford Internet Institute mette in guardia: gli attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale richiedono un cambio di paradigma nella difesa digitale.

TI 7 agosto 2026 4 min read

Le minacce informatiche che conosciamo potrebbero presto sembrarci innocue. È il monito lanciato da Mariarosaria Taddeo, filosofa e docente all’Oxford Internet Institute, secondo cui l’irruzione dell’intelligenza artificiale cambierà radicalmente il panorama degli attacchi hacker, rendendo urgente un ripensamento profondo della sicurezza digitale.

La minaccia in evoluzione

“Quello che vediamo oggi è niente rispetto a quello che può accadere da qui alla fine dell’anno: la cybersicurezza deve cambiare completamente approccio”, ha dichiarato Taddeo in un’intervista all’Adnkronos. L’esperta sottolinea come l’AI, pur offrendo strumenti di difesa più potenti, stia già alimentando attacchi più sofisticati: malware capaci di adattarsi in tempo reale, phishing generato su misura per ogni vittima, deepfake usati per ingannare i sistemi di autenticazione.

Perché serve un nuovo approccio

Secondo Taddeo, il modello tradizionale di sicurezza, basato su reazioni puntuali a vulnerabilità note e sulla delega quasi esclusiva ai team IT, è destinato a fallire. In uno scenario di minacce iper-personalizzate e automatizzate, occorre passare a una strategia proattiva, che integri l’AI nella difesa ma ripensi anche processi e responsabilità. “Non basta acquistare un firewall più intelligente – spiega la docente – serve un cambio di mentalità che coinvolga l’intera organizzazione, dalla board ai singoli dipendenti”.

Oltre lo scaricabarile: responsabilità condivisa

Un passaggio centrale del suo intervento smonta il cosiddetto “scaricabarile” tra sviluppatori, aziende e governi. Taddeo invita a superare la logica del colpevole unico: la sicurezza deve diventare un impegno distribuito, in cui chi progetta tecnologia, chi la implementa e chi la regola collaborano attivamente. In assenza di standard condivisi e di un coordinamento internazionale, l’Europa e anche l’Italia rischiano di trovarsi esposte, soprattutto nel settore pubblico e nelle PMI, dove la consapevolezza è ancora bassa.

Cosa significa per chi legge

Quali passi concreti si possono adottare? Tre punti chiave emergono dall’allarme di Oxford: 1) Aggiornare la formazione – investire in alfabetizzazione digitale e simulazioni di attacchi AI-driven per tutti i collaboratori. 2) Pretendere trasparenza dai fornitori – verificare come i software e i servizi cloud integrano l’intelligenza artificiale e quali misure di sicurezza offrono. 3) Adottare un modello “Zero Trust” – non fidarsi mai per default di nessuna richiesta di accesso, interna o esterna, moltiplicando i livelli di autenticazione. Il messaggio è chiaro: l’AI non è una minaccia remota, ma un game-changer già in atto. Prepararsi oggi significa non dover rincorrere domani.

Fonti

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