Il 3 agosto torna in Consiglio dei ministri il decreto legislativo che adegua la normativa italiana all’AI Act europeo, consentendo l’uso dell’intelligenza artificiale per le attività di polizia. Il nodo principale è il riconoscimento biometrico in tempo reale, che ha visto alzare un muro da parte del Garante per la protezione dei dati personali e della Commissione UE, mentre il Governo parla di “bilanciamento” e “tutele”.
Il cuore del decreto: cosa prevede
La bozza del decreto, in fase di approvazione, intende dare attuazione nazionale al regolamento europeo 2024/1689 (AI Act), che proibisce in linea generale i sistemi di identificazione biometrica remota «in spazi accessibili al pubblico» in tempo reale, ma prevede eccezioni per le forze dell’ordine in casi specifici come la ricerca di persone scomparse, la prevenzione di minacce terroristiche o l’identificazione di sospettati per reati gravi.
Secondo quanto trapelato, il testo italiano estenderebbe queste possibilità a tutte le attività di polizia, non solo a quelle di pubblica sicurezza. Questo ampliamento è uno dei punti più contestati.
L’alt del Garante Privacy e il richiamo di Bruxelles
Il Garante per la protezione dei dati personali ha emesso un parere negativo, sottolineando che «l’uso massivo del riconoscimento facciale comporta un rischio inaccettabile per i diritti e le libertà fondamentali delle persone». L’Autorità italiana chiede di limitare strettamente l’impiego della biometria alle eccezioni già previste dall’AI Act, senza estensioni arbitrarie.
Anche la Commissione europea ha fatto sentire la sua voce: in una lettera inviata al governo italiano, ribadisce che qualsiasi misura nazionale deve rispettare pienamente il quadro europeo e non può introdurre sorveglianza generalizzata. Bruxelles ha ricordato che il mancato rispetto delle norme UE comporterebbe l’apertura di una procedura d’infrazione.
La posizione del Governo: “Solo obblighi, nessuna sorveglianza di massa”
Fonti governative respingono le critiche, spiegando che il decreto si limita a recepire gli obblighi comunitari e che le norme introdotte sono piene di cautele: servono autorizzazioni giudiziarie, finalità circoscritte e controllo umano. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’innovazione ha parlato di «equilibrio tra sicurezza e diritti».
Ma opposizioni e associazioni per i diritti digitali denunciano il rischio di un «sorveglianza di massa strisciante», temendo che le eccezioni diventino la regola.
Cosa significa per chi legge
La vicenda tocca da vicino il rapporto tra sicurezza e privacy nell’era dell’intelligenza artificiale. Ecco tre punti pratici:
- I tuoi dati biometrici sono particolarmente protetti: il riconoscimento facciale in spazio pubblico non può essere attivato a tappeto. Se il decreto passasse, ci sarebbero limiti, ma anche usi più estesi per le forze dell’ordine.
- La trasparenza è fondamentale: segui l’iter del provvedimento e informati su come verranno impiegati questi sistemi nella tua città.
- Il dibattito europeo ci riguarda: l’AI Act è solo l’inizio; le scelte italiane influenzeranno l’applicazione pratica in tutta l’UE.