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Cosa cambia per il riconoscimento facciale della Polizia: le nuove regole in arrivo

Il decreto sull'AI nelle attività di polizia è al vaglio del Consiglio dei ministri. Restrizioni e tutele dopo i rilievi del Garante Privacy.

TI 5 agosto 2026 4 min read

Oggi il Consiglio dei ministri è chiamato ad approvare in via definitiva il decreto legislativo che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale nelle attività di polizia, in particolare per il riconoscimento facciale. Dopo settimane di tensioni con il Garante per la protezione dei dati personali e un acceso dibattito parlamentare, il testo ha subito modifiche significative. Ecco cosa prevede la nuova bozza e perché il provvedimento rappresenta un punto di svolta per la sorveglianza in Italia.

Il contesto: le norme Ue e il nodo italiano

L’Unione europea, con l’AI Act, ha bollato i sistemi di riconoscimento biometrico in tempo reale come “a rischio inaccettabile”, vietandoli in via generale ma concedendo deroghe per le forze dell’ordine in casi eccezionali: prevenzione di minacce terroristiche, ricerca di vittime o indagini su reati gravi, sempre sotto il controllo di un’autorità giudiziaria. Il decreto italiano attua proprio quella cornice, ma il primo schema aveva sollevato l’allarme del Garante perché concedeva un margine troppo ampio all’uso dell’AI, vanificando di fatto i limiti europei.

Le modifiche dopo lo stop del Garante

Cybersecurity Italia ha potuto visionare la bozza aggiornata. Le principali correzioni vanno nella direzione indicata dal Garante e dalle commissioni parlamentari. L’uso del riconoscimento facciale in diretta viene ora ancorato a una lista tassativa di reati (terrorismo, criminalità organizzata, omicidio) e richiede un’autorizzazione preventiva del giudice, con obbligo di motivazione specifica. Sono stati espunti i riferimenti a semplici “esigenze di pubblica sicurezza” che avrebbero potuto aprire la strada a una sorveglianza di massa. Inoltre, ogni impiego dovrà essere accompagnato da una valutazione d’impatto sui diritti fondamentali e da una notifica al Garante.

I paletti per l’uso retrospettivo

Anche l’analisi di filmati già registrati, spesso usata per identificare sospetti dopo un crimine, viene circoscritta. Il decreto chiarisce che gli algoritmi potranno scandagliare archivi e video esclusivamente nell’ambito di indagini penali già aperte per i reati sopra citati, e solo dopo un decreto motivato del pubblico ministero. I dati raccolti dovranno essere cancellati non appena cessate le esigenze investigative, con un limite massimo di conservazione molto stringente. Resta il divieto di utilizzare immagini tratte dai social media o da sistemi di videosorveglianza privati senza il consenso degli interessati.

Cosa significa per chi legge

Il provvedimento, se approvato come previsto, avrà ricadute concrete:

  • Meno rischio di sorveglianza indiscriminata: i cittadini comuni non potranno essere tracciati con telecamere intelligenti per strada, se non in contesti eccezionali e autorizzati.
  • Garanzie per i sospettati: l’utilizzo delle prove biometriche sarà possibile solo con il vaglio di un giudice, riducendo il pericolo di errori giudiziari legati a falsi positivi dell’AI.
  • Tutele per i dati personali: obblighi di trasparenza e cancellazione rapida mettono un argine alla creazione di database occulti di volti.

In definitiva, il testo cerca un equilibrio tra sicurezza e privacy, ma la sua efficacia dipenderà molto dai controlli successivi e dalla capacità di aggiornare le regole man mano che la tecnologia evolve.

Fonti

Tech Brief

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