L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) avrà un ruolo centrale nell’applicazione dell’AI Act in Italia, ma dovrà farlo senza un euro in più di bilancio. Lo ha dichiarato il direttore generale Bruno Quacivi durante un’audizione al Senato, la sua prima uscita pubblica dalla nomina. Un passaggio cruciale che chiarisce come il nostro Paese intenda affrontare la governance dell’intelligenza artificiale: con l’esperienza accumulata nella cybersecurity, ma senza nuove risorse dedicate.
Il nuovo ruolo dell’ACN nell’ecosistema AI
Con l’entrata in vigore dell’AI Act, ogni Stato membro deve designare una o più autorità di vigilanza. L’Italia ha scelto di affidare compiti chiave all’ACN, affiancata dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID). Quacivi ha spiegato che il decreto legislativo di recepimento assegna all’ACN la sorveglianza sui sistemi di IA ad alto rischio utilizzati in settori critici come la cybersicurezza, le infrastrutture e la pubblica amministrazione. Non si tratta solo di regolamentare, ma di prevenire incidenti di sicurezza legati all’IA, un’area in cui l’Agenzia vanta già competenze consolidate.
Zero risorse aggiuntive: la scommessa sulle competenze interne
La vera notizia è l’assenza di stanziamenti extra. Il decreto è a saldo zero, ha confermato Quacivi, e non sono previsti fondi per adeguare la struttura ai nuovi compiti. L’ACN punta tutto sulla campagna di assunzioni già in corso e sul know-how del personale. Una scelta che solleva interrogativi: basterà l’organico attuale a coprire un perimetro che va dalla verifica degli algoritmi alla gestione di eventuali incidenti? L’Agenzia ritiene di sì, forte di un team con profili altamente specializzati in cybersecurity e tecnologie emergenti. Ma il peso dei nuovi adempimenti rischia di saturare rapidamente le capacità operative.
Le implicazioni per la sicurezza nazionale
Il legame tra intelligenza artificiale e cybersicurezza è sempre più stretto. I modelli di IA possono essere bersaglio di attacchi informatici, manipolazioni o usi malevoli. Avere un unico ente che vigila su entrambi gli ambiti potrebbe rafforzare la resilienza del Paese. Tuttavia, senza finanziamenti dedicati, si rischia di lavorare in emergenza, rallentando audit e autorizzazioni. Quacivi ha sottolineato che l’ACN è strutturata per affrontare queste sfide, ma ha anche acceso un faro sulla necessità di mantenere alta l’attenzione su risorse e formazione.
Cosa significa per chi legge
Per aziende e cittadini, questo doppio binario – più compiti, stesso budget – si traduce in alcune conseguenze pratiche. Primo, la vigilanza sull’IA potrebbe partire con un passo meno rapido del previsto, influenzando tempi e modalità di conformità per le imprese. Secondo, la solidità dell’approccio italiano dipenderà dalla capacità di ACN di ottimizzare processi e strumenti esistenti, un banco di prova per l’efficienza della PA digitale. Terzo, è probabile che nei prossimi mesi si riapra il dibattito su un finanziamento strutturale, perché la posta in gioco – la sicurezza dei sistemi intelligenti – non ammette risorse al minimo sindacale.