L’intelligenza artificiale sta vivendo una fase di specializzazione nel settore della cybersecurity. Non più solo modelli generici applicati alla sicurezza, ma veri e propri sistemi pensati per analizzare minacce, rispondere agli incidenti e persino agire in autonomia. Da Microsoft a Google, da OpenAI a Cisco, i big della tecnologia stanno lanciando modelli verticali e agenti AI che promettono di cambiare il volto della difesa informatica. Ma con quali tecnologie, e con quali rischi? Ecco una mappa per orientarsi.
I modelli in campo: dal flash al mito
Negli ultimi mesi si è assistito a un proliferare di modelli AI ottimizzati per la cybersecurity. Tra i più discussi ci sono MAI-Cyber-1-Flash, nato dalla collaborazione tra Microsoft e l’ecosistema open-source, e Project Perception, un sistema che combina analisi del codice e rilevamento di anomalie. Google ha risposto con Gemini 3.5 Flash Cyber, un modello leggero ma addestrato su enormi dataset di minacce. OpenAI ha introdotto GPT-5.5-Cyber, che punta su ragionamento e spiegabilità delle decisioni, mentre Anthropic ha presentato Claude Mythos 5, orientato all’analisi forense e alla simulazione di attacchi. A queste proposte si affiancano modelli open-weight, che permettono alle aziende di personalizzare l’AI senza dipendere dai fornitori.
Dalle analisi statiche agli agenti autonomi
Il vero salto è il passaggio da AI di supporto ad agenti autonomi. Non si tratta più solo di suggerire regole di firewall o filtrare alert: i nuovi sistemi possono contenere un attacco in corso, isolare endpoint compromessi e redigere report forensi senza intervento umano. Project Perception, ad esempio, punta a creare un “analista virtuale” che opera 24/7. Questi agenti integrano la capacità di comprendere il contesto aziendale e di prendere decisioni in tempo reale, riducendo i tempi di risposta da ore a secondi. Tuttavia, l’autonomia solleva interrogativi sulla supervisione umana e sulla possibilità di falsi positivi che innescano azioni dannose.
Piattaforme integrate: l’offerta di Cisco
Accanto ai modelli dei big player, Cisco sta lavorando a piattaforme integrate che combinano AI, threat intelligence e automazione. L’obiettivo è offrire un ecosistema unico dove i dati di rete, endpoint e cloud confluiscono in un modello AI capace di correlare eventi e prevedere minacce. Queste soluzioni sono pensate per grandi organizzazioni con infrastrutture ibride, e promettono una riduzione drastica dei falsi allarmi e una maggiore efficacia nel rilevare attacchi