Il fondatore e CEO di Anthropic, Dario Amodei, rompe il silenzio e chiarisce la posizione dell’azienda sui modelli a pesi aperti. In un momento in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale si intreccia con la geopolitica, Amodei spiega che Anthropic non ha mai chiesto di vietare i modelli open-weight, ma punta il dito contro un pericolo molto specifico: l’ascesa dell’AI cinese.
La lettera non firmata e la precisazione di Amodei
La discussione si è accesa dopo che una lettera aperta, firmata da diverse personalità del settore, ha chiesto di limitare la diffusione dei modelli a pesi aperti. Anthropic non ha aderito all’iniziativa, e Amodei ha voluto spiegare perché: la sua azienda non è contraria ai modelli open di per sé, ma teme che possano essere sfruttati da attori statali ostili, in particolare dalla Cina, per colmare il divario tecnologico in modo rapido e senza i necessari guardrail di sicurezza.
“Non abbiamo mai chiesto di vietare i modelli a pesi aperti”, ha dichiarato Amodei, sottolineando come il vero problema sia l’uso che potrebbero farne governi che non condividono gli stessi standard etici occidentali.
I timori reali: l’avanzata dell’AI cinese
Amodei guarda con preoccupazione ai progressi cinesi nel campo dell’intelligenza artificiale. L’impiego di tecniche come la distillazione industriale permetterebbe di replicare le capacità dei modelli più avanzati partendo da quelli aperti, accelerando lo sviluppo di sistemi potenzialmente pericolosi in assenza di controlli.
Secondo il CEO, la combinazione di modelli open-weight liberamente accessibili e l’accesso a chip avanzati rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale. Per questo Anthropic chiede misure concrete, non un bando generalizzato.
Le tre proposte concrete di Anthropic
Amodei ha elencato le azioni che ritiene indispensabili:
- Stop all’export di chip avanzati verso la Cina: impedire che Pechino possa scalare le proprie infrastrutture di addestramento e inferenza.
- Divieto di distillazione industriale da parte di avversari stranieri: bloccare la pratica di estrarre conoscenza da modelli proprietari per addestrarne altri senza costi di ricerca e sviluppo, spesso aggirando le protezioni.
- Test di sicurezza obbligatori per i modelli di frontiera: introdurre valutazioni standardizzate per verificare la presenza di comportamenti pericolosi o usi dual-use, prima del rilascio.
Queste misure, secondo Anthropic, non soffocherebbero l’innovazione aperta, ma la proteggerebbero da derive incontrollate.
Cosa significa per chi legge
Per sviluppatori e aziende europee, la posizione di Amodei contiene segnali utili. I modelli aperti resteranno probabilmente disponibili, ma il quadro regolatorio potrebbe inasprirsi, con obblighi di trasparenza e audit. Chi fa ricerca o integrazione AI farebbe bene a prepararsi a un ambiente in cui la provenienza geografica dei fornitori di chip e la tracciabilità dei dati diventano centrali.
Per l’Italia e per l’Unione Europea, già impegnate con l’AI Act, il dibattito rafforza la necessità di difese multilivello: non solo norme sul rischio, ma anche politiche industriali per ridurre la dipendenza da hardware straniero e meccanismi per evitare fughe tecnologiche. La sicurezza, insomma, si costruisce con una combinazione di apertura controllata e difesa attiva.