Un nuovo fronte si apre nella guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina, e questa volta il campo di battaglia è un assistente di programmazione basato sull’intelligenza artificiale. Il governo cinese ha lanciato un duro avvertimento contro Claude Code, lo strumento di Anthropic, con un’accusa pesante: conterrebbe una backdoor capace di trasmettere dati sensibili degli utenti a server remoti senza consenso.
Immediata la reazione di Alibaba, che ha vietato l’uso di Claude Code ai propri dipendenti. Un segnale che inasprisce ulteriormente le tensioni già alte nel settore dell’AI, mentre la startup americana respinge ogni addebito e parla di un semplice meccanismo di protezione.
L’accusa di Pechino: espionaggio industriale?
Secondo quanto riportato dalle autorità cinesi, alcune versioni di Claude Code integrerebbero un codice malevolo in grado di intercettare e inviare a server esterni informazioni critiche degli sviluppatori. I dettagli tecnici non sono stati resi noti, ma il tono dell’annuncio lascia intendere che Pechino consideri la vicenda un caso di spionaggio industriale o di raccolta illecita di proprietà intellettuale.
L’allarme è stato diffuso attraverso canali governativi, con l’obiettivo di mettere in guardia aziende e istituzioni cinesi dall’utilizzo dello strumento. Una mossa che si inserisce in una strategia più ampia di controllo sulle tecnologie straniere e di protezione della sovranità digitale.
La replica di Anthropic: solo un test anti-distillazione
Anthropic ha risposto negando categoricamente l’esistenza di qualsiasi backdoor. L’azienda sostiene che il comportamento segnalato dalla Cina riguardi in realtà un meccanismo di test anti-abuso e anti-distillazione, progettato per rilevare tentativi di copiare o estrarre il modello per addestrare sistemi concorrenti, senza però violare la privacy degli utenti.
In pratica, Claude Code potrebbe includere controlli che segnalano attività sospette, ma—secondo Anthropic—non raccoglierebbe né trasmetterebbe dati sensibili in modo illecito. La startup californiana ha dichiarato di essere disposta a collaborare con le autorità per chiarire la situazione, ma la frattura con il mercato cinese sembra ormai difficile da ricomporre.
Impatto sul mercato e rischi geopolitici
Il divieto di Alibaba, colosso del cloud e dell’e-commerce, rischia di fare scuola tra le imprese cinesi, isolando ulteriormente Claude Code in un mercato già dominato da soluzioni locali. La vicenda evidenzia come la guerra commerciale e tecnologica tra le due superpotenze si stia spostando sul terreno dell’intelligenza artificiale, dove ogni strumento può diventare un’arma di influenza o spionaggio.
Per le aziende occidentali, l’accusa rappresenta un campanello d’allarme sulla necessità di garantire la massima trasparenza nei processi di sviluppo e di gestione dei dati, soprattutto quando si opera in contesti regolatori diversi e potenzialmente ostili.
Cosa significa per chi legge
Chi utilizza Claude Code, anche in Italia, dovrebbe seguire con attenzione gli sviluppi e, nel dubbio, verificare le impostazioni di privacy e le policy di trattamento dati dello strumento. Se si lavora in settori che implicano dati sensibili o proprietà intellettuale, può essere prudente sospendere temporaneamente l’uso fino a un chiarimento ufficiale.
Per il più ampio mondo dell’AI, la vicenda conferma quanto sia urgente definire standard internazionali di sicurezza e fiducia, senza i quali ogni nuovo servizio può trasformarsi in un’occasione di conflitto. Infine, resta da vedere se altri paesi seguiranno la Cina nel mettere sotto esame Claude Code, innescando un effetto domino che potrebbe ridisegnare la mappa globale degli strumenti di sviluppo assistito dall’intelligenza artificiale.