Le truffe online si evolvono di giorno in giorno: email di phishing sempre più credibili, siti clone quasi perfetti, messaggi su WhatsApp o social che imitano banche e corrieri. Anche gli utenti più attenti possono cadere in trappola. Ma l’intelligenza artificiale generativa, se usata con i comandi giusti, può diventare un alleato prezioso per riconoscere questi tentativi di frode prima che sia troppo tardi.
Invece di chiedere genericamente a ChatGPT o Claude «è una truffa?», un insieme di prompt specifici consente di guidare l’analisi su ogni elemento sospetto, aiutando a prendere decisioni più informate. Ecco come sfruttare al meglio questi strumenti.
Perché i prompt generici non bastano
ChatGPT e Claude sono addestrati su enormi quantità di testo, ma senza istruzioni precise possono fornire risposte vaghe o difficili da interpretare. Un prompt come «questo messaggio è pericoloso?» può generare un sì o un no senza spiegazioni, lasciando l’utente nel dubbio. La chiave è chiedere un’analisi strutturata: segnali di allarme, incongruenze linguistiche, controllo dei link, verifica della fonte e confronto con schemi noti di frode.
Tre categorie di prompt per un’analisi a 360 gradi
I dieci prompt proposti da Punto Informatico si possono raggruppare in tre aree: esame del contenuto, verifica tecnica dei collegamenti e simulazione di scenari. Per l’analisi del testo, si può chiedere: «Esamina questo messaggio elencando tutti gli elementi che potrebbero indicare un tentativo di phishing o truffa. Per ciascun elemento spiega il perché e assegna un livello di rischio». Per i link, un prompt utile è: «Analizza questo URL senza aprirlo: controlla la struttura, il dominio, eventuali reindirizzamenti noti e dimmi se ci sono segnali di pericolo». Infine, si può simulare una conversazione con il presunto truffatore per capire quali domande porre per smascherarlo: «Fai finta di essere un utente che ha ricevuto questa offerta. Quali domande dovrei fare per verificare se è autentica?».
I limiti da tenere presenti
L’AI non è infallibile e non sostituisce il buon senso. Può commettere errori o non riconoscere schemi nuovi. Inoltre, non bisogna mai condividere dati personali, password o codici di accesso con i chatbot. I prompt vanno usati come un primo filtro, da affiancare a strumenti di sicurezza più tradizionali e a un sano scetticismo verso offerte troppo vantaggiose.
Cosa significa per chi legge
Imparare a formulare prompt precisi non è solo un esercizio tecnico: è un’abilità che rafforza la propria autonomia digitale. Tre consigli pratici: 1) salvate i prompt più efficaci in un documento o nelle note del telefono, così da averli sempre a portata di mano quando arriva un messaggio sospetto; 2) condividete questi comandi con familiari meno esperti, magari spiegando come incollarli nell’interfaccia di ChatGPT o Claude; 3) prima di cliccare su un link o rispondere a una richiesta, fatevi aiutare dall’AI a valutare il contesto: spesso bastano pochi secondi per evitare un danno.