Fairlife, azienda lattiero-casearia del gruppo Coca-Cola, è stata colpita da un attacco ransomware che ha paralizzato la produzione in quattro stabilimenti statunitensi. A distanza di pochi giorni, la produzione è ripresa quasi completamente, ma il gruppo criminale Anubis ha già rivendicato l’azione, minacciando di pubblicare i dati rubati se non verrà pagato un riscatto. Ecco cosa è successo e perché la vicenda è un campanello d’allarme per tutte le imprese.
L’attacco e la rivendicazione
Intorno al 17 luglio 2026, i sistemi informatici di Fairlife sono stati compromessi da un ransomware, costringendo l’azienda a sospendere temporaneamente le operazioni in tutti e quattro gli impianti produttivi negli Stati Uniti. Poco dopo, il gruppo Anubis ha pubblicato sul proprio sito nel dark web la rivendicazione dell’attacco, diffondendo anche alcuni campioni dei file sottratti come prova del furto. Coca-Cola, proprietaria di Fairlife, ha successivamente confermato che vi è stato un accesso non autorizzato ai dati e che gli aggressori hanno effettivamente esfiltrato informazioni dai sistemi della controllata.
Impatto sulla produzione e risposta
Lo stop forzato ha avuto ripercussioni immediate sulla catena di fornitura: Fairlife è un importante produttore di latte e bevande a base proteica destinate al mercato nordamericano. A fine luglio, Coca-Cola ha comunicato che la “maggior parte della produzione” è ripresa nei quattro stabilimenti, senza fornire dettagli sulle misure adottate per il ripristino. L’azienda sta collaborando con esperti di cybersecurity e con le forze dell’ordine, ma non ha commentato l’eventuale pagamento di un riscatto.
Chi è il gruppo Anubis
Anubis è una cyber-gang relativamente nuova, comparsa alla fine del 2025. Opera con la tecnica della doppia estorsione: prima cifra i dati con un encryptor scritto in C#, poi ne esfiltra una copia e minaccia la pubblicazione in caso di mancato pagamento. Il gruppo prende di mira principalmente aziende del settore manifatturiero e alimentare, sfruttando l’urgenza di riavviare la produzione per spingere le vittime a cedere rapidamente alle richieste.
Dati rubati e rischi
Secondo quanto dichiarato da Coca-Cola, nel furto potrebbero essere coinvolti dati dei dipendenti e informazioni operative di Fairlife. La pubblicazione di questi file esporrebbe l’azienda a ulteriori danni: azioni legali per violazione della privacy, frodi a danno dei lavoratori e perdita di vantaggio competitivo. Sebbene l’attacco sia avvenuto negli USA, il caso mostra come i ransomware colpiscano sempre più spesso le aziende della filiera alimentare, un settore critico anche per l’economia italiana.
Cosa significa per chi legge
La vicenda Fairlife offre tre spunti concreti per qualsiasi impresa:
- Pianificare il peggio: un piano di continuità operativa e backup offline regolari riducono la necessità di pagare un riscatto per riavere i propri dati.
- Proteggere i dati, non solo i sistemi: la doppia estorsione mira proprio ai dati, quindi servono strumenti di monitoraggio dell’esfiltrazione e politiche di minimizzazione dei dati sensibili.
- Formare il personale: molti attacchi partono da phishing o credenziali compromesse; sensibilizzare i dipendenti resta la prima linea di difesa.