Microsoft ha recentemente ritoccato verso l’alto i prezzi degli abbonamenti a Microsoft 365, giustificando l’aumento con l’integrazione di nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale, come Copilot e Designer. Tuttavia, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha aperto un’istruttoria, sostenendo che la comunicazione dell’azienda non è stata sufficientemente chiara e potrebbe aver indotto in errore i consumatori.
Cosa contesta l’Antitrust
Secondo l’AGCM, Microsoft non avrebbe evidenziato in modo adeguato che il servizio in abbonamento è stato integrato da Copilot e Designer, facendo leva sull’aumento del prezzo senza spiegare con trasparenza il valore aggiunto o la possibilità di scelta. L’istruttoria mira a verificare se la condotta sia scorretta ai sensi del Codice del Consumo, in particolare se vi sia stata un’omissione informativa che può influenzare le decisioni di acquisto.
Un aumento che arriva con l’IA
Gli abbonamenti a Microsoft 365 Personal e Family hanno subito rincari fino al 40% in alcuni mercati, con l’Italia tra i Paesi interessati. Microsoft ha dichiarato che l’incremento riflette il costo delle nuove funzionalità IA, ma non ha offerto piani senza queste opzioni, costringendo di fatto gli utenti a pagare per servizi che magari non desiderano. L’AGCM sottolinea che la comunicazione pubblicitaria e le informative contrattuali non chiarivano se l’IA fosse un’aggiunta obbligatoria, né se esistesse un’alternativa più economica.
Il ruolo di Copilot e Designer
Copilot è un assistente basato su modelli linguistici avanzati, integrato in applicazioni come Word, Excel e PowerPoint, in grado di generare testo, analizzare dati e creare presentazioni. Designer, invece, sfrutta l’IA per la creazione di contenuti grafici. Sebbene possano aumentare la produttività, la loro introduzione forzata solleva interrogativi sul consenso informato dei consumatori e sulla libertà di scelta.
Possibili conseguenze per Microsoft
Se l’istruttoria confermasse la pratica scorretta, Microsoft potrebbe incorrere in sanzioni e nell’obbligo di modificare le proprie modalità di vendita. Non è la prima volta che un’autorità antitrust interviene sui colossi tech per questioni legate all’offerta commerciale e alla trasparenza, ma in questo caso il nodo riguarda l’imposizione di servizi IA senza un’adeguata informazione.
Cosa significa per chi legge
Per gli abbonati, la vicenda è un promemoria sull’importanza di leggere attentamente le comunicazioni di rinnovo e di valutare se i servizi IA aggiunti siano effettivamente utili. In attesa dell’esito dell’istruttoria, il consiglio è di verificare le condizioni del proprio piano e, se possibile, esplorare alternative. A lungo termine, l’intervento dell’AGCM potrebbe portare a una maggiore chiarezza nelle offerte di software in abbonamento, con opzioni più trasparenti e modulari.