La battaglia legale tra Midjourney e gli studios di Hollywood si arricchisce di un nuovo capitolo. Nel bel mezzo di una causa per presunte violazioni di copyright, la celebre piattaforma di generazione immagini con intelligenza artificiale ha presentato una richiesta formale per costringere Disney, Universal e Warner Bros. Discovery a rivelare ogni dettaglio sull’uso interno che fanno dell’AI. Un rovesciamento strategico che punta a dimostrare come proprio i colossi dell’intrattenimento ricorrano massicciamente a tecnologie simili.
La mossa a sorpresa nel processo
La vicenda nasce nel 2024, quando un gruppo di artisti visivi, a cui si sono poi aggiunti i tre studios, ha citato in giudizio Midjourney sostenendo che la piattaforma avrebbe addestrato i propri modelli utilizzando opere protette da copyright senza autorizzazione. Ora, attraverso un’istanza depositata presso la corte federale della California, l’azienda chiede l’accesso a documenti, testimonianze e corrispondenze interne delle major, per capire se e come queste adoperino strumenti AI nella produzione di film e serie TV.
Cosa cerca di scoprire Midjourney
L’obiettivo è dimostrare la cosiddetta «condotta contraddittoria» degli accusatori. Midjourney vuole sapere se gli studios usano AI per il ringiovanimento digitale degli attori, i deepfake, l’animazione, la post-produzione e persino se addestrano modelli generativi su propri cataloghi di immagini. Le domande riguardano anche i dati di addestramento, le policy interne e le valutazioni sui rischi legali legati al copyright.
La difesa di Midjourney e il nodo del fair use
L’azienda sostiene che queste informazioni siano cruciali per la propria difesa, che poggia in parte sulla dottrina del fair use. Se gli studios stessi impiegano tecnologie di AI generativa su opere coperte da diritto d’autore, potrebbe risultare più difficile sostenere che l’addestramento di Midjourney sia di per sé illecito. Inoltre, secondo i legali della piattaforma, l’industria dell’intrattenimento non può pretendere di detenere un monopolio sull’innovazione tecnologica, specie quando la utilizza internamente per migliorare i propri profitti.
Implicazioni per il futuro dell’AI e del copyright
Questa battaglia processuale potrebbe ridefinire i confini tra creazione artistica e apprendimento automatico. Se il tribunale dovesse accogliere la richiesta di Midjourney, le informazioni emerse potrebbero influenzare non solo l’esito del caso, ma anche future regolamentazioni del settore. Al momento gli studios non hanno ancora rilasciato commenti ufficiali, ma è probabile che si opporranno con forza alla divulgazione di dati sensibili, invocando il segreto industriale.
Cosa significa per chi legge
La vicenda ha ricadute concrete per chiunque usi strumenti di AI generativa: dai creatori di contenuti amatoriali fino ai professionisti. Ecco alcuni spunti pratici:
- Attenzione alla provenienza dei dati: se un modello viene addestrato su opere protette, in futuro potrebbero scattare richieste di risarcimento.
- Trasparenza aziendale: le aziende che sviluppano o usano AI dovrebbero documentare i propri processi per evitare accuse di ipocrisia.
- Nuove regole in arrivo: la giurisprudenza su casi come questo influenzerà leggi e normative, rendendo più chiaro cosa sia lecito nel training dell’AI.