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martedì, 8 settembre 2026
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Deepfake di Mentana: dal Garante il primo stop ai video AI senza trasparenza

Il Garante Privacy ammonisce RTI per i deepfake di Mentana trasmessi da Striscia la Notizia: poca trasparenza. Ecco cosa cambia per i media e per la satira con l’AI.

TI 8 agosto 2026 4 min read

Il Garante per la protezione dei dati personali ha alzato un muro contro i deepfake senza trasparenza. L’Autorità ha concluso un’istruttoria nei confronti di R.T.I. Spa (Mediaset) per la trasmissione di alcuni video in cui l’immagine e la voce del giornalista Enrico Mentana erano state manipolate con sistemi di intelligenza artificiale durante il programma satirico Striscia la Notizia. Il richiamo ufficiale, arrivato a seguito di un reclamo, segna un precedente importante per l’uso dell’AI nei media italiani.

Il caso: satire profonde e poca trasparenza

I servizi incriminati mostravano Mentana in contesti surreali, con frasi mai pronunciate, generati interamente da algoritmi di deep learning. La tecnologia, spesso utilizzata per creare video ultra-realistici, non era segnalata in modo chiaro al pubblico. Il Garante ha ravvisato una violazione dei principi di correttezza e trasparenza del GDPR: lo spettatore non poteva comprendere se si trovasse di fronte a un contenuto autentico o a una rielaborazione artificiale.

La decisione: serve una “etichetta” per l’AI

L’ammonizione a RTI mette nero su bianco che la satira non esonera dal rispetto della normativa privacy. Il Garante ha ricordato che ogni trattamento di dati personali – compresa l’immagine e la voce di una persona nota – richiede il consenso o un’altra base giuridica adeguata. In assenza di un’informativa che sveli l’artificio, si rischia di ingannare il pubblico e di violare i diritti dell’interessato. Questo apre la strada a una regolamentazione più stringente per tutti i contenuti generati dall’AI.

L’impatto su media e creatori

Il caso Mentana non è isolato. In Europa, l’AI Act impone già obblighi di trasparenza per i contenuti sintetici, ma il provvedimento del Garante aggiunge un tassello specifico sul fronte privacy. Le emittenti televisive, i produttori di contenuti digitali e persino le piattaforme social dovranno rivedere le proprie policy sulla manipolazione dei volti e delle voci. In futuro, ogni video deepfake potrebbe dover esibire un’indicazione visibile, come un watermark o un disclaimer, per superare il vaglio delle authority.

Cosa significa per chi legge

  • Riconoscere l’inganno: da utenti, possiamo pretendere che i contenuti AI siano sempre riconoscibili. Il diritto a sapere se un video è autentico o manipolato è ora più forte.
  • Per i creator: se usate strumenti di intelligenza artificiale per imitare persone reali, preparatevi a integrare avvisi chiari. La trasparenza non è solo etica, ma un obbligo legale.
  • Evoluzione normativa: il provvedimento del Garante influenza anche il dibattito sull’AI generativa in Italia. Chi produce o diffonde deepfake senza le necessarie cautele potrebbe affrontare conseguenze legali.

Fonti

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