Il Garante per la protezione dei dati personali ha dato il via libera, con osservazioni, allo schema di decreto legislativo che recepisce in Italia il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act). Il parere favorevole è accompagnato però da richieste precise: rafforzare le tutele per i dati biometrici, sia nel provvedimento quadro che in quelli settoriali relativi a formazione e attività di polizia. Un segnale che, anche nell’urgenza di regolamentare l’AI, la privacy resta una linea rossa.
Governance e vigilanza: il ruolo chiave del Garante
Il decreto principale delinea l’architettura nazionale di governance e sorveglianza sull’intelligenza artificiale. In questo contesto, il Garante viene designato come Autorità di vigilanza del mercato per i sistemi di AI ad alto rischio, quelli che impattano su settori come l’identificazione biometrica, la gestione delle infrastrutture critiche o l’accesso ai servizi pubblici. Il parere favorevole riconosce l’impianto generale, ma include osservazioni critiche proprio sulla disciplina dei dati biometrici, considerata non ancora sufficiente a prevenire abusi o sorveglianza di massa.
Formazione e polizia: le modifiche chieste dal Garante
Oltre al decreto governance, il Garante ha esaminato e commentato altri due schemi legislativi che riguardano l’uso dell’AI nella formazione e nelle attività di polizia. Per entrambi, l’Autorità ha suggerito modifiche per allineare le norme ai principi di protezione dei dati, soprattutto laddove si preveda il trattamento di categorie particolari di dati personali. L’obiettivo è evitare che l’AI, anche in ambiti delicati come l’ordine pubblico o l’istruzione, possa operare in una zona grigia che metta a rischio i diritti fondamentali.
Il nodo dei dati biometrici
La questione biometrica è il cuore delle richieste del Garante. I dati come il volto, le impronte digitali o la voce sono unici e non modificabili. Un loro uso non regolamentato nei sistemi di AI può portare a sorveglianza pervasiva, errori di identificazione e discriminazioni. Il parere non entra in dettagli tecnici, ma il messaggio è chiaro: le attuali bozze di decreto non contengono garanzie sufficienti. Il Garante chiede quindi che vengano introdotti limiti precisi, trasparenza negli algoritmi e obblighi di valutazione d’impatto molto stringenti prima di qualsiasi impiego.
Cosa significa per chi legge
Le richieste del Garante avranno conseguenze concrete in vari ambiti. Ecco cosa implicano:
- Per le aziende: sviluppare AI in Italia richiederà fin dalla progettazione una forte attenzione alla privacy, con costi e complessità aggiuntivi se si utilizzano dati biometrici. Un’occasione per chi offre soluzioni conformi by design.
- Per i cittadini: significa avere una barriera in più contro il tracciamento illegittimo negli spazi pubblici o nella didattica, e la possibilità di contestare decisioni automatizzate basate su dati biometrici.
- Per la pubblica amministrazione: l’adozione di sistemi AI in sicurezza o istruzione dovrà superare verifiche preventive molto più rigorose. Il decreto finale potrebbe diventare un modello di tutela da esportare a livello europeo.
In attesa del testo definitivo, il braccio di ferro tra innovazione e diritti è appena cominciato.