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martedì, 8 settembre 2026
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Perché servono fino a 12mila nuove torri per la competitività digitale italiana

La CFO di Inwit spiega perché l'Italia ha bisogno di nuove torri per il 5G e la digitalizzazione, tra densificazione, copertura indoor e licenze.

TI 3 settembre 2026 4 min read

Durante la Euronext Sustainability Week di Milano, Emilia Trudu, Chief Financial Officer di Inwit, ha lanciato un appello chiaro: per sostenere la digitalizzazione del Paese servono fino a 12mila nuove torri. Un numero che fotografa il ritardo infrastrutturale italiano e la sfida che ci attende per colmare il divario digitale con il resto d’Europa.

Il ruolo delle torri come spina dorsale digitale

Le torri di telecomunicazione non sono semplici strutture metalliche: rappresentano la spina dorsale fisica dell’economia digitale. Come ha sottolineato Trudu, queste infrastrutture abilitano la connettività attraverso modelli condivisi e multi-operatore, contribuendo a ridurre il digital divide e a favorire l’inclusione economica. In un’ottica di sostenibilità, le torri sono anche un asset strategico per ottimizzare l’uso delle risorse, evitando duplicazioni di rete.

L’Italia, però, parte da una situazione di carenza strutturale. Secondo la CFO di Inwit, per garantire una copertura adeguata e performante, il Paese dovrebbe aggiungere fino a 12mila nuove torri. Un numero che non è solo un’indicazione tecnica, ma un vero e proprio indicatore della competitività digitale nazionale.

Le tre priorità per il 5G e oltre

Trudu ha individuato tre ambiti su cui concentrare gli sforzi per sostenere lo sviluppo del 5G e delle future reti. Il primo è la densificazione delle reti: con l’aumento del traffico dati e la richiesta di latenza ridotta, servono più celle e quindi più torri, soprattutto nelle aree urbane e ad alta densità abitativa.

Il secondo punto riguarda la copertura indoor. Molti edifici, uffici e spazi pubblici soffrono ancora di una ricezione scarsa, un problema che limita l’uso di servizi avanzati come la realtà aumentata o le applicazioni IoT. Senza una soluzione efficace per gli interni, il 5G rischia di restare un’opportunità solo per gli spazi aperti.

Infine, Trudu ha sottolineato l’importanza di legare il rinnovo delle licenze dello spettro a precisi impegni di investimento. In altre parole, chi ottiene le frequenze deve garantire copertura e qualità, evitando che le licenze diventino semplici strumenti speculativi.

Un modello condiviso per accelerare

Il modello di business delle tower company come Inwit si basa sulla condivisione delle infrastrutture tra più operatori. Questo approccio, già consolidato in Italia, permette di ridurre i costi e l’impatto ambientale, ma richiede un quadro normativo che favorisca gli investimenti a lungo termine. Accelerare sulle nuove torri significa anche semplificare le procedure autorizzative e incentivare la realizzazione di siti in aree oggi scoperte.

La sostenibilità economica e ambientale è un altro pilastro del ragionamento di Trudu: le torri condivise consumano meno energia e richiedono meno cemento rispetto a infrastrutture separate. In un’ottica di transizione green, questo aspetto diventa cruciale per conciliare digitalizzazione e obiettivi climatici.

Cosa significa per chi legge

Per imprese, professionisti e cittadini, la realizzazione di nuove torri si traduce in una connettività più stabile e veloce, condizione essenziale per lavorare, studiare e innovare. In pratica, significa poter contare su una copertura 5G realmente diffusa, anche in luoghi chiusi e in aree periferiche.

Per le aziende, soprattutto quelle che puntano su IoT, logistica e servizi digitali, una rete più fitta apre scenari di sviluppo prima impensabili. Infine, per chi investe nel settore, la chiara indicazione di un fabbisogno di 12mila torri rappresenta un segnale di opportunità e di stabilità normativa, se il governo saprà recepire queste istanze.

Fonti

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