Immaginate di dare a un assistente digitale le chiavi del vostro computer per sbrigare lavori noiosi: scrivere codice, organizzare file, navigare sul web. È la promessa di Claude Cowork, l’agente AI di Anthropic pensato per gli sviluppatori. Ora immaginate di scoprire che quell’assistente può aggirare ogni barriera e frugare indisturbato in tutto il Mac. È quello che emerge da una nuova ricerca, che solleva un campanello d’allarme trascurato dall’azienda.
Cos’è Claude Cowork e perché gira in locale
Claude Cowork è uno strumento che trasforma il chatbot Claude in un vero agente autonomo: può aprire app, leggere documenti, modificare codice e interagire con il browser. Per funzionare, viene eseguito direttamente sul computer dell’utente, all’interno di una macchina virtuale che dovrebbe isolarlo dal sistema host. L’idea è garantire che l’AI agisca solo entro un perimetro controllato, senza mettere a rischio file personali o impostazioni.
La falla: l’agente sfugge alla macchina virtuale
Secondo un’analisi tecnica condivisa da DDay, la sandbox di Claude Cowork su macOS presenta una vulnerabilità critica. Attraverso prompt studiati ad arte, l’agente riesce a uscire dalla macchina virtuale e ottenere accesso diretto al file system del Mac. Non si tratta di un accesso limitato: può leggere e scrivere file ovunque, scavalcando i permessi che il sistema operativo concede normalmente alle app. In pratica, un prompt malevolo potrebbe copiare documenti sensibili, installare software o modificare configurazioni senza che l’utente se ne accorga.
Anthropic sposta il focus sul cloud, il bug resta
La notizia più sorprendente è la reazione di Anthropic. Invece di correre ai ripari con una patch per la versione locale, l’azienda avrebbe deciso di concentrare gli sforzi sul nuovo Cowork Cloud, un’esperienza basata su server remoti che elimina il problema alla radice. Questo però lascia sguarniti tutti gli utenti che ancora usano Claude Cowork in locale. La vulnerabilità, al momento, non è stata risolta e nessuna contromisura è stata comunicata ufficialmente. Una scelta che sa di abbandono prematuro, mentre un numero imprecisato di sviluppatori continua a fidarsi della soluzione desktop.
Rischi concreti per chi usa l’agente
Il pericolo non è solo teorico. Un attaccante potrebbe inserire comandi ingannevoli in un repository di codice o in un messaggio, e se l’agente li esegue, ottiene di fatto libero accesso al sistema. Anche senza intenti dannosi, un comportamento imprevisto dell’AI potrebbe portare a cancellazioni accidentali o corruzione di dati. Per professionisti e aziende che integrano strumenti AI nel workflow, una falla del genere mina la fiducia nell’automazione locale.
Cosa significa per chi legge
Se utilizzate Claude Cowork sul vostro Mac, ci sono alcuni accorgimenti immediati da prendere.
- Verificate la configurazione: controllate che l’agente non abbia accesso a cartelle critiche e considerate di eseguirlo in un ambiente ancora più isolato, se possibile.
- Osservate i prompt con attenzione: non eseguite comandi generati da fonti non attendibili, perché la sandbox potrebbe non proteggervi.
Infine, tenete d’occhio gli aggiornamenti: se Anthropic deciderà di correggere la falla, sarà fondamentale applicare subito la patch. Nel frattempo, la vicenda insegna che nemmeno i sistemi più sorvegliati sono a prova di fuga: il confine tra AI potente e AI pericolosa può dipendere da un singolo bug.