Microsoft ha ufficialmente ammesso che le sue emissioni di CO2 sono aumentate del 25% nell’ultimo anno fiscale, un rimbalzo direttamente collegato all’espansione dell’intelligenza artificiale e a un cambio di strategia sugli acquisti di energia verde. Il dato, emerso dal rapporto annuale sulla sostenibilità, solleva interrogativi sull’effettiva impronta ecologica della rivoluzione digitale e sulla capacità dei grandi player di mantenersi entro gli obiettivi climatici.
L’allarme ambientale dell’IA in Microsoft
Dietro l’impennata delle emissioni c’è innanzitutto la crescita vertiginosa dei datacenter necessari ad addestrare e far funzionare modelli di intelligenza artificiale sempre più complessi. L’azienda ha investito miliardi nelle infrastrutture cloud per supportare l’IA generativa, ma questi impianti consumano enormi quantità di energia, spesso prodotta da fonti fossili. Il risultato è un aumento netto di anidride carbonica, che contraddice gli impegni pubblici di riduzione.
Addio ai certificati di energia rinnovabile ‘scorporata’
Un secondo fattore ha contribuito in modo determinante: Microsoft ha smesso di acquistare certificati di energia rinnovabile cosiddetti “scorporati” (unbundled RECs), cioè non legati fisicamente alla fornitura di elettricità pulita nelle reti dove opera. In passato questi strumenti contabili permettevano di compensare virtualmente i consumi, ma l’azienda li ha abbandonati perché considerati meno trasparenti. La scelta, più rigorosa, ha fatto emergere la quota reale di energia grigia utilizzata.
Obiettivi di sostenibilità a forte rischio
La crescita delle emissioni allontana ulteriormente il traguardo che Microsoft si era data: diventare carbon negative entro il 2030. A questo si aggiungono gli impegni sulla gestione dell’acqua – i datacenter richiedono molta acqua per il raffreddamento – e l’obiettivo di azzerare i rifiuti. L’azienda ha dichiarato che sta lavorando a soluzioni, ma ammette che la corsa all’IA sta creando una tensione senza precedenti tra profitto e sostenibilità.
Impatto sull’intero settore tecnologico
Quella di Microsoft non è una vicenda isolata. Google e Amazon hanno registrato andamenti simili, con aumenti delle emissioni legati all’espansione del cloud e dell’IA. Secondo alcune stime, un singolo modello linguistico di grandi dimensioni può emettere durante l’addestramento tanta CO2 quanto cinque auto a benzina nell’intero ciclo di vita. Il settore si trova così di fronte a un paradosso: innovare per rendere il mondo più efficiente, ma consumando risorse ambientali sempre maggiori.
Cosa significa per chi legge
L’episodio offre alcune indicazioni concrete:
- Usare strumenti di IA in modo consapevole significa anche valutarne il costo ecologico: ogni ricerca, ogni generazione di testo o immagine ha un impatto energetico.
- Premiare le aziende che comunicano in modo trasparente le proprie emissioni reali – non solo bilanci contabili – può spingere l’intero comparto verso standard più elevati.
- Come consumatori e professionisti, possiamo informarci sulle alternative a minor impatto e sostenere policy che richiedano l’uso di energia rinnovabile certificata e locale per i datacenter.