Il 9 luglio 2026 il Parlamento europeo ha detto no alla sorveglianza indiscriminata delle chat crittografate. Con un voto a larga maggioranza (349 favorevoli, 131 contrari, 19 astensioni), gli eurodeputati hanno approvato emendamenti alla proroga del cosiddetto Chat Control 1.0, escludendo esplicitamente le comunicazioni protette da crittografia end-to-end dall’ambito della deroga temporanea alla direttiva ePrivacy.
La decisione del Parlamento
Il testo modificato ribadisce che nessun fornitore di servizi di comunicazione può essere obbligato a indebolire o aggirare la crittografia per rilevare contenuti illegali. In pratica, piattaforme come WhatsApp, Signal, Messenger e iMessage potranno continuare ad applicare la crittografia end-to-end senza dover implementare backdoor o sistemi di scansione lato client. L’obiettivo è rafforzare la certezza giuridica e prevenire un accesso sproporzionato ai dati personali, come già sottolineato dalle autorità garanti della privacy e da numerose organizzazioni della società civile.
Il contesto: la deroga ePrivacy e Chat Control
La proroga riguarda una deroga temporanea alla direttiva ePrivacy, che consente ai provider di monitorare volontariamente i contenuti per contrastare la diffusione di materiale pedopornografico online (CSAM). La norma originaria, approvata nel 2021 e in scadenza, era stata pensata come misura ponte in attesa del regolamento permanente, il controverso Chat Control 2.0, il cui esame è ancora in corso tra le istituzioni UE.
Il voto del Parlamento rappresenta un messaggio politico chiaro: la protezione della privacy e della sicurezza digitale non può essere sacrificata, nemmeno a fini lodevoli come la lotta agli abusi sui minori. Gli emendamenti introducono inoltre limiti temporali più stringenti e un obbligo di revisione periodica delle misure, per evitare che diventino definitive senza un adeguato controllo democratico.
Il nodo della crittografia end-to-end
La crittografia end-to-end garantisce che solo mittente e destinatario possano leggere i messaggi. Qualsiasi sistema di scansione automatizzata, che operi prima dell’invio o sul dispositivo, minerebbe questo principio fondamentale, creando vulnerabilità sfruttabili anche da malintenzionati. Esperti di cybersicurezza e attivisti avevano messo in guardia: una porta aperta per le forze dell’ordine sarebbe una porta aperta per tutti.
Proprio per questo, l’esclusione delle chat crittografate è stata accolta come una vittoria per i diritti digitali. Il Parlamento ha scelto di non avallare un meccanismo che, oltre a sollevare dubbi etici, avrebbe potuto innescare un’escalation di sorveglianza di massa.
Prossimi passi: il Consiglio e la conciliazione
Ora la palla passa al Consiglio dell’Unione Europea, che dovrà esaminare il testo emendato. Se gli Stati membri accetteranno le modifiche, la deroga potrà entrare in vigore nella nuova forma. In caso contrario, si avvierà una procedura di conciliazione tra le due istituzioni, allungando i tempi e aprendo nuovi scenari di negoziato. Non è escluso che alcuni governi, più inclini a misure intrusive, possano opporsi, ma il voto parlamentare così netto rende politicamente difficile ignorare la posizione dell’Eurocamera.
Cosa significa per chi legge
- Più certezza per gli utenti: chi utilizza app di messaggistica crittografata può essere piuttosto tranquillo: nell’UE non ci saranno obblighi di scansione delle chat private.
- L’attenzione resta alta: il dibattito su Chat Control 2.0 prosegue; perciò, è importante continuare a seguire gli sviluppi legislativi che potrebbero incidere sulla privacy digitale.
- Per aziende e sviluppatori: il quadro normativo rimane in evoluzione, e le soluzioni che rispettano la riservatezza degli utenti potrebbero essere preferibili a lungo termine.