La lunga battaglia legale di Apple contro il Digital Markets Act (DMA) ha subito una battuta d’arresto decisiva. Il Tribunale dell’Unione Europea ha confermato la designazione di App Store e iOS come servizi di piattaforma di base, respingendo i ricorsi presentati dalla società di Cupertino. Restano invece inammissibili le impugnazioni relative a iMessage, che non rientra più tra le piattaforme soggette agli obblighi DMA. Apple mantiene la possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia, ma per ora deve adeguarsi alle regole pensate per i gatekeeper digitali.
La decisione del Tribunale UE
I giudici hanno stabilito che i cinque App Store operati da Apple (iOS, iPadOS, macOS, watchOS e tvOS) costituiscono un servizio unico, confermando così la qualifica di gatekeeper. Secondo la sentenza, Apple supera le soglie quantitative previste dal DMA in termini di utenti e fatturato, e la sua posizione di controllo sull’ecosistema de facto ostacola la concorrenza. Il Tribunale ha respinto le argomentazioni della società, secondo cui la Commissione europea avrebbe errato nel considerare l’App Store come un’unica piattaforma e nel ritenere iOS un canale di accesso importante per gli utenti business.
Obblighi immediati per Apple
Con il rigetto dei ricorsi, Apple deve ottemperare a obblighi stringenti in tutta l’Unione Europea, Italia compresa. Tra questi:
- Sideloading e store alternativi: consentire l’installazione di app da fonti diverse dall’App Store ufficiale.
- Interoperabilità: garantire che servizi di terze parti possano integrarsi con funzionalità hardware e software di iOS.
- Scelta dei motori di ricerca: offrire agli utenti la possibilità di selezionare servizi alternativi durante la configurazione del dispositivo.
- Trasparenza: fornire dati e strumenti a sviluppatori e inserzionisti senza favorire i propri servizi.
La mancata conformità espone Apple a multe fino al 10% del fatturato globale, un rischio che ha già indotto la società a modificare gradualmente le proprie politiche, seppur tra le critiche di chi ritiene le soluzioni adottate insufficienti.
iMessage fuori dal radar, ma per quanto?
Il caso iMessage si chiude con una dichiarazione di inammissibilità: all’epoca del ricorso, la piattaforma di messaggistica non era ancora stata designata gatekeeper e successivamente la Commissione ha ritenuto che non raggiungesse le soglie necessarie. Apple esce quindi indenne da questo fronte, ma la questione potrebbe riaprirsi in futuro se iMessage dovesse superare le quote minime di utenti business nell’UE. Per ora, l’attenzione resta concentrata su App Store e iOS.
Cosa significa per chi legge
La sentenza ha implicazioni concrete per sviluppatori e utenti italiani:
- Più opportunità per gli sviluppatori: potranno distribuire app al di fuori dell’App Store, riducendo le commissioni e raggiungendo il pubblico con minori vincoli. Tuttavia, dovranno gestire la frammentazione di store e i potenziali rischi di sicurezza.
- Utenti più liberi, ma attenti: chi usa iPhone e iPad avrà accesso a una gamma più ampia di app e servizi, ma il sideloading comporta un’esposizione maggiore a malware e frodi. Resta fondamentale scaricare software solo da fonti affidabili.
- Un mercato digitale più competitivo: la decisione rafforza il principio che nessuna azienda, per quanto grande, può dettare regole che limitino la concorrenza. Il DMA punta a riequilibrare il potere tra piattaforme e sviluppatori, a beneficio dell’innovazione.
Per Apple, la partita non è chiusa: un eventuale appello alla Corte di Giustizia potrebbe prolungare l’incertezza, ma la direzione tracciata dal Tribunale è chiara.