La Relazione annuale 2025 del Garante per la protezione dei dati personali dipinge un quadro in cui l’intelligenza artificiale è al centro di interventi sempre più frequenti. Non solo deepfake e raccolta dati senza consenso: l’Autorità rivendica un ruolo attivo nel governare l’impatto dell’AI su salute, lavoro e sicurezza.
Il peso dell’AI nella Relazione 2025
Nel 2025, molti provvedimenti hanno riguardato l’uso dell’AI per generare deepfake e raccogliere dati personali senza consenso. Il Garante ha sanzionato realtà che sfruttavano algoritmi poco trasparenti, ribadendo che innovazione non può significare violazione della privacy. La Relazione annuale conferma un’accelerazione degli interventi, con l’obiettivo di arginare i rischi di un’AI fuori controllo.
Un ruolo più ampio: dalla cyber ai Big Tech
La Relazione mostra un’Autorità che si candida a presidiare il “quinto dominio” cibernetico. I dati sono definiti un asset geopolitico, e il Garante vuole essere parte della governance digitale, intervenendo su Big Tech, sanità digitale e diritto di cronaca. L’idea è che la protezione dei dati non sia solo una questione tecnica, ma un baluardo contro la sorveglianza di massa e le asimmetrie di potere.
Quando l’algoritmo decide per noi
Dalla salute al lavoro, crescono i casi di decisioni automatizzate che impattano le vite. Il Garante sottolinea i rischi: discriminazioni, errori sistemici e mancanza di spiegabilità. La protezione dei dati diventa lo scudo per mantenere la centralità dell’uomo, in un’epoca in cui gli algoritmi rischiano di sostituirsi alle valutazioni umane senza adeguati controlli.
Cosa significa per chi legge
- Attenzione ai deepfake: il Garante sta rafforzando le tutele, ma è essenziale verificare le fonti e limitare la condivisione di dati sensibili.
- Diritto alla spiegabilità: se un algoritmo nega un prestito o una cura, puoi chiedere conto della decisione.
- Maggiori obblighi per le aziende: chi sviluppa AI deve garantire trasparenza e valutazioni d’impatto, pena sanzioni che possono essere molto salate.
L’epoca dell’AI senza regole volge al termine, e il Garante Privacy intende essere il guardiano di questo nuovo confine.