Intesa Sanpaolo ha portato a termine uno dei progetti di cloud migration più ambiziosi del settore bancario europeo, spostando l’intera infrastruttura IT core sulle region italiane di Google Cloud, ospitate nei data center di TIM. L’operazione, completata senza registrare incidenti rilevanti, ha coinvolto oltre 800 applicazioni critiche e rappresenta un punto di svolta per l’adozione del cloud in un ambito tradizionalmente prudente come quello finanziario.
I numeri di una migrazione senza precedenti
Il programma ha permesso il trasferimento sicuro e senza interruzioni di servizio di applicazioni fondamentali per le operation bancarie. Le due Google Cloud region, situate a Torino e Milano, sono state realizzate da TIM all’interno dei propri data center, garantendo residenza e controllo dei dati sul territorio italiano. Nessun incidente significativo è stato segnalato durante le fasi di migrazione, un risultato che conferma la solidità della pianificazione e delle tecnologie impiegate.
La partnership Google-TIM e la sovranità digitale
Il modello adottato unisce la piattaforma cloud di Google con l’infrastruttura fisica di TIM, creando una soluzione che soddisfa i requisiti normativi e di sicurezza del settore bancario. L’utilizzo di data center locali assicura la sovranità digitale, un aspetto sempre più rilevante per le aziende che gestiscono dati sensibili. Questa collaborazione potrebbe diventare un riferimento per altre realtà che cercano di coniugare innovazione cloud e conformità.
Oltre la tecnologia: la cultura cloud-first
A fianco della migrazione tecnica, Intesa Sanpaolo ha investito in un ampio piano di formazione per diffondere una mentalità cloud-first tra i propri dipendenti. L’obiettivo è trasformare il modo di lavorare, accelerando lo sviluppo di nuovi servizi digitali e migliorando la resilienza operativa. La componente umana è stata altrettanto determinante quanto l’infrastruttura per il successo del progetto.
Cosa significa per chi legge
Per i clienti della banca, la migrazione si traduce in servizi più stabili, scalabili e potenzialmente più innovativi in futuro. Per il settore, dimostra che anche i sistemi core possono essere gestiti in cloud in modo sicuro, aprendo la strada a nuovi modelli di business. Per l’Italia, rafforza la presenza di infrastrutture cloud di livello enterprise e la capacità di realizzare progetti complessi con partner locali.